ritratto architetto micol maiga con il cane

Chi sono

Micol Maiga, architetto e grande amante della natura, degli animali, dei viaggi e dei piaceri della vita.

Lavoro nell’attività di famiglia dal 2002, uno studio di ingegneria e di architettura avviato da mio nonno, l’ingegnere Emilio Maiga nei primi anni ’50 e portato avanti da mio padre, l’architetto Sergio Maiga.

Lo studio è da sempre il mio punto di riferimento: da mio nonno, ho imparato che “in edilizia tutto è fattibile”, per questo non mi accontento delle prime soluzioni, ma cerco l’ottimale. Con papà mi confronto spesso, soprattutto in materia di procedure edilizie e urbanistica.

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Una casa non è solo uno spazio.

Da sempre mi affascinano le antiche case di famiglia che si tramandano per generazioni e la nostra vecchia proprietà a Filicaia in Garfagnana è stata una fonte di ispirazioni. Ancora oggi ripensando alla mia infanzia, rivivo l’atmosfera di quei luoghi: ho in mente gli odori, i colori, i sapori; sensazioni che cerco di trasmettere nei nuovi progetti che sento come delle vere installazioni, sono le mie forme espressive.

Altra grande fonte di ispirazione sono i miei viaggi: mi fermo sempre ad osservare i dettagli costruttivi o le finiture, siano esse costruzioni antiche e ricche di storia o edifici moderni, come alberghi o centri commerciali.

Sentire i luoghi.

Le mie ispirazioni devono rispettare il senso di responsabilità verso l’ambiente e sono sempre contestualizzate nello spazio. L’architettura nel contesto del recupero o nell’ambito di nuove realizzazioni è ineffabile e presenta sempre un carattere di eccezionalità: sia che parli il linguaggio delicato e complesso del recupero edilizio e del restauro, adottando i criteri di adattabilità, sia che si tratti di una nuova costruzione che deve inserirsi nel suo contesto, valorizzandolo e arricchendolo.

Il primo passo da compiere è imparare a conoscere e “sentire” quei luoghi: è importante fermarsi a guardare e ascoltare, per calarsi nelle percezioni delle loro caratteristiche e potenzialità. Solo dopo arriva la “visione” cioè l’immagine, il sogno architettonico. Allo stesso modo il lavoro va fatto conoscendo e capendo le persone che dovranno vivere dentro quegli spazi: la casa è il più grande e complesso abito su misura che si possa creare.

A tuo agio.

Il disegno (che sia spazi interni, esterni o di una facciata come della distribuzione di un appartamento) non serve solo a dare una forma estetica agli spazi che usiamo tutti i giorni, ma anche a dare importanza all’esperienza che viviamo negli spazi progettati.

Per questo lascio che sia il cliente a guidarmi nel suo mondo, senza imporre il mio stile a tutti i costi. I suoi dubbi devono diventare le mie sfide per convincerlo che dai miei schizzi e dalle mie idee, troverà certezze.

Talvolta, mando un piccolo questionario al cliente, questo mi aiuta a capire meglio le sue aspettative e desideri. Un altro strumento condiviso sono le moodboard, cioè bacheche visive che il cliente usa per mostrarmi le sue idee, mettendo insieme immagini ritagliate dalle riviste o salvate in bacheche su Pinterest.

Non mi piacciono le provocazioni ma qualche volta sento di dover osare, perché senza fantasia non potrei fare questo lavoro. Il mio compito non è stupire o stravolgere l’idea iniziale, ma far sentire il cliente a proprio agio e accompagnarlo per tutto il progetto, dalla burocrazia alle certificazioni; dall’assistenza nella scelta delle tecnologie migliori per le proprie aspettative ed esigenze, alle scelte estetiche delle finiture.

La ricerca dei materiali.

Trovo stimolante e per me è una grande responsabilità dare vita a nuove costruzioni. Dal mio punto di vista, per farlo al meglio, è importante la ricerca continua: da un lato artistica e dall’altro dei materiali, per sapere come vengono lavorati e conoscerne l’adattabilità.

Cerco sempre ispirazione nelle fiere del settore e non di rado mi capita di trovare ottimi suggerimenti girovagando tra i mercatini e nei brocante francesi, come in prestigiose gallerie d’arte, in Italia e all’estero. Spesso l’idea nasce da un dettaglio e sono felice quando posso riutilizzare gli oggetti per farli risplendere ancora.

Passioni e condivisioni.

Amo il mio lavoro, ma credo fermamente che per mantenere vivo l’entusiasmo e la passione sia giusto vivere anche di altri interessi: la mia famiglia e la mia casa, il mio giardino, la mia campagna e i miei animali, adoro fare sport e viaggiare.

Pratico equitazione da quando sono bambina, amo sciare e fare lunghi trekking in montagna. Amo anche il mare, esplorare la superficie in barca a vela o fare immersioni e conoscere gli abitanti e le profondità.

Nella vita sono mamma di Elisabeth e sposata con Andrea, anche lui è un architetto e si occupa in particolare della parte logistica e organizzativa delle costruzioni. Il nostro, si può dire, è un legame che abbraccia anche il lavoro: ci confrontiamo sempre per avere un’altra visione dei miei progetti.

Con la mia famiglia condivido la passione per l’organizzazione di una grande manifestazione per la mia città: il Rallye Sanremo. Al contrario di mio padre, non ho mai corso in macchina, ma sono ormai oltre 25 anni che collaboro attivamente all’evento. Tenere alte le tradizioni e la valorizzazione del territorio, sono parte della mia natura e considero questo mio impegno doveroso nei confronti della città.